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Le Parole tra Noi

SANGIULIANO

POESIE DA

NUOVO BESTIARIO

I

Arcuato il gallo nero ha le sue ragioni

per impettirsi, il fisico da parata

e l’ingroppo sicuro. Ostentando insegne

da gerarca in orbace divide il vento,

sempre all’erta sul Chianti.

 

II

Chissà quali motivi avrà il lombrico

per uscire se piove. Quand’anche vada

ben che gallina torni in su la via

a ripetere il verso così distratta

da non vederlo, è certo che torna a calci

nell’abbraccio dell’erba.

 

III

Nasce politico il camaleonte

con lingua lunga, e mangia a mano a mano

che indovina il colore.

 

IV

La cornacchia sbracciata col suo corredo

da forze scelte uccide senza il sospetto

che circonda il rapace dando impressione

di far solo un servizio.

 

V

Fuori casa l’iguana non può far altro

che passare da stupida in panni uguali

a quant’altri convincono d’esser brutti

perché cattivi sempre premeditando

morsi e colpi di coda.

 

VI

Iridescente il colibrì specilla

col becco le corolle e puntualmente

dà luogo a figurine da incollare

negli spazi del sogno.

VII

Pochi sanno dei fianchi che la formica

agita opposti al pezzo sopra. Il tutto

col cuore in gola ed altri effetti spiega

ogni spiaggia di Rio.

 

VIII

Tutto muscoli il toro viene allevato

perché s’incazzi, monti ed in ogni caso

finisca sulla mensa con gli attributi

serviti a parte. Sempre

                       sotto altro nome.

 

IX

Tutt’occhi il lemure, con quattro mani,

non è scimmia né altro, quasi davvero

portasse a spasso l’anima di chi è morto

per far venire meglio i documentari.

 

 

X

Maschilista il fagiano s’è preso tutto,

lasciando solo l’onere della cova

alla grigia compagna, ma paga il prezzo

d’ogni netto bersaglio.

 

XI

Poderoso il gorilla si batte il petto,

con i capelli a spazzola e gli occhiali

da sole anche la notte vigilando

sulle feste dei ladri.

 

XII

Sgualcito nella cotica e assonnato

in permanenza pisola il mastino

napoletano e ringhia per far contento

un padrone vigliacco.

 

XIII

Danza in piume la gru col cappello in mano

in simmetrico omaggio e par che nasconda

sotto l’ala la spada del moschettiere.

 

XIV

Per sfilare in banchina adeguatamente

col frac e il passo sciolto del seduttore

troppo pingue è il pinguino.

 

XV

Non si vede, da solo, di che è capace

Il piranha infernale ma in giusta turba

getta la maschera ed impunemente

spolpa chiunque s’azzardi ad attraversare

le sue democrazie, arrossando l’acque

                                 d’ogni data Amazzonia.

 

XVI

La plebe, che sia iena o licaone,

la fa in barba al leone.

 

XVII

Non soltanto è innocente il delfino rosa,

ma tace anche se è l’unico a sapere

stando sul posto – lui così impedito

da sua vecchiezza – chi davvero abusa

dell’indie prone al lavatoio, incontro

a chi viene da dietro.

 

XVIII

Ritardatario il bradipo, sottosopra

pencolando dai rami giunge a vedere

qual è il dritto del mondo

                      e per questo forse

procede ad onta di ogni vana cura

col suo passo postale.

 

XIX

Picchiatello lo struzzo è così veloce

perché la sabbia scotta e nondimeno

poi ci mette la testa quando ha paura

di far gola alle troie.

 

XX

Verde d’invidia rosica il coccodrillo,

e scodonzola greve recriminando

perché non può permettersi la cinghia

di marxista italiano.

 

XXI

La sogliola, stirata per distrazione

dal padreterno il quinto giorno, arranca

bestemmiando a tappeto, col mal di schiena

e la pancia spellata.

 

XXII

Neppure quando è cotta intriga meno

impudica la cozza onde ci si adopra

variamente trattandola a mascherare

scene audaci nel piatto.

 

XXIII

Invincibile all’urna, sempre rieletto,

l’acaro esiste solo perché prude

refrattario alla lente ma nondimeno

ben si sa di che mangia.

 

XXIV

Salta la rana con destrezza e pare

che nessuno la pizzichi eppure avviene

come a cuor di poeta che in mezzo all’erba

se ne pasca il biscione.

 

XXV

Sfacciato il ratto a volte neanche scappa

se lo scova il padrone umiliando i gatti

spiazzati dalla cosa, ed è innocente

fino a legge più seria.

 

XXVI

La cavalletta abbassa la celata

e intruppata mortifica il lato verde

delle cose, vieppiù convinta

di punire gli egitti.

 

XXVII

La gazzella ha ginocchia e non quei capelli

raccolti in testa in modo da risultare

sempre femmina al cuore di chi una volta

l’ha toccata davvero.

 

XXVIII

Con ali troppo piccole sulla testa,

non vola l’elefante anche se ci prova

quando s’arrabbia e sventolando il naso

starnutisce lontano.

 

XXIX

Brutto fra i brutti il grillotalpa sparla

e rivendica meriti, piazza i figli

a tutto spiano: se lo guardi in faccia

vomiti ma capisci con chi è pervia,

malgrado ogni urna, la democrazia.

 

XXX

Mi nascono coriandoli i pensieri,

e poi sono farfalle.

 

XXXI

Le tortore del mago rimbambite

chissà come e da chi sono sempre bianche,

volano appena e al pari dei conigli

non si sa dove vanno.

 

 XXXII

La cicala scogliona nei pomeriggi

assolati frinendo a prendere in giro

le formiche sudate incredibilmente

ignorando il destino che le riserva

lo sfanculo d’inverno.

 

XXXIII

Le mosche imbelli, fatte con gli avanzi

della creazione vagano nella puzza

dei loro trebbi, molestando il mondo

 con lo zelo dei preti.

 

XXXIV

S’arrampica ovunque e pilucca smodatamente

la capra, canta sempre per precauzione

sopra la panca e presta la sembianza

ai diavoli eccitati

                                                 sotto la luna.

 

XXXV

Vuoi perché striscia vuoi per la questione

della mela il serpente, dovunque vada,

son cazzi suoi.

 

XXXVI

La cornacchia impunita quasi che fosse

delinquente in Italia ruba al sicuro

e gracchia la vittoria anche in presenza

del padrone di casa.

 

XXXVII

Rincoglionisce al piffero il serpente

se ci soffia l’indiano.

 

XXXVIII

Drago fallito nelle originali

poderose sembianze non si rassegna

al cambio la lucertola malgrado

le ricresca la coda.

 

XXXIX

Da sempre benemerito il pipistrello

pur nascondeva pesti nelle caverne

a testa in giù per spargerla di notte

sui mercati cinesi.

 

XL

Invaso d’aria, prossimo a deflagrare,

sta ammollo l’ippopotamo e tonneggia

              scorreggiando nei fiumi.

 

 XLI

Piace a tutti il cavallo, combatte, s’erge

rampante nelle statue, criniera al vento

galoppa e soffia come se non portasse

nessuno in groppa.

 

XLII

Grosso e cazzaccio l’elefante soffre

d’insetti sulla schiena e se si struscia

crolla insieme all’appoggio.

 

XLIII

La pecora è obbediente, guarda in basso,

non si dissocia e bruca

                          con discrezione

offrendosi a modello per dar nome

non soltanto al formaggio.

 

XLIV

Zompa e strimpella il grillo al Calendimaggio

gareggiando di giorno nella gabbietta

portafortuna ai giochi dei minorenni

                arrapati a merenda.

 

XLV

Il pangolino vive per conto suo

ignoto a tutti, senza dar confidenza

a cinesi di sorta, evita i mercati

                          e gli dicono untore.

 

XLVI

Catafratto per forza il rinoceronte

gli pesa tutto e in bolsa rassegnazione

bruca basso e si estingue

                              per via del corno

onde scopa il cinese.

 

XLVII

Il drago sputa fuoco fino a quando

non lo uccide il sangiorgio o in diversa guisa

soccombe nella favola in pro del bene

ch’ha da trionfare e appena lo si sopporta

spento in quel di Komodo.

 

XLVIII

Placcon placconi avanza la tartaruga

snobbando il piè veloce e arriva prima

al traguardo in palestra

                                  per far contenti

i cazzacci in vetrina.

 

XLIX

Ruba le case senza alcun riguardo

come stesse in Italia quel gran paguro

del paguro bernardo.

L

Gli uccelletti minuti vuoi per la grazia

delle mosse eleganti vuoi per la voce

che attraversa le piante non sanno fare

altro ch’esser felici.

Le poesie da I a XXX sono state pubblicate su Pagine – Trimestrale di poesia internazionale – Zone Editrice nov.-dic. 2006. La raccolta è stata completata nel 2021.

Si allude a leggende malgasce, richiamate talvolta nei documentari, secondo le quali i lemuri accompagnano le anime dei morti nel loro cammino.

Si allude alla reciproca danza di corteggiamento delle gru.

Si allude ironicamente al fatto che in democrazia la maggioranza ha sempre e comunque ragione.

Si allude al boa di struzzo, considerato icona degli spettacoli di ballerine.

Necessariamente ricco per permettersi cinghie di coccodrillo.

Si allude alla scarsa comprensibilità di leggi ossessivamente protettive delle specie animali, anche le più dannose.

Si allude alla sovente evocata Anna, primo e inobliato amore del poeta.

L’aggettivo è “pecorino”.

Si allude alle tentazioni e le occasioni erotiche offerte dalle gite e dalle ribotte.

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