top of page
Gualberto_Alvino.jpg
Le Parole tra Noi

GUALBERTO ALVINO

QUATTRO POESIE DA SALA DA MUSICA

Gualberto_Alvino.jpg

Rondò alla turca

versi di grossa fattura — voltato l’angolo dicesti —

colpa della natura palinsesta del codice?

simmetrie chiasmatiche vivacità discorsiva

(la mano cercava il fianco si posava sul burro)

orba di tradizione lessicografica

la tropica popolare — replicai sulla piazza

deserta col sorbetto che si scioglieva —

nel registro aulico s’intrude

quello disinvolto parlai molto

a lungo fino alla marina

della mouvance testuale la tersità

il dettato incipriato di modi del parlato

tra quei giapponesi ardenti sulla balaustra

un vocabolo irsutum et yspidum (Alighieri)

s’intona perfettamente all’assieme vedi?

ne sia prova l’opportuna astinenza

da tecnicismi non essenziali

ma sarebbe dicesti malaccorto proposito

negligere il loro lessico il loro ideario

(«exilium patior iniuste ecc.»)

tutt’altro che pretenzionoso anzi è ben necessario

ambire alla costituzione di un canone definitivo

calzanti osservazioni giù tra i bungalow

en plain air nozioni già sazievolmente assimilate

(uno andò a fuoco in un fiat

il fuggifuggi ricordi? tu pronta

a deporre in caso di)

prima dell’istante in cui scagliasti l’anatema

al declinare del sole

su quel mazzetto d’iris

nella strada inglese

Per lo più di breve durata

 

 

uno di questi giorni dovrà pur cessare amore

la fame sottile che ci serra

fino al verso fuoritempo del gallo

e allora di buon’ansia prepàrati

tra virgolato alto ai lenti accerchiamenti

negli angoli di casa della mente

del tempio dolce al riparo

all’attacco degli sgomenti e plenaria dissipazione

ché sapranno le sinapsi non temere

tenére spegnendosi per poco

il gioco dell’accostamento alla lepre

 

 

La buona critica

non riesco a sentire che dici

tu mi senti? rilàssati ho solo bisogno di una cosa

la vita è andata ma un bruscolo

ancora dura nella macchia che lasciasti

minima smarrita in tutto quel bianco

che al solo vederla vacillò l’universo

entrasti impietrita e poi la luce accesa

il buio la musica la mano sul fianco ricordi?

la vita è andata ma un minuzzolo

resta brilla ne racchiude un’altra

certo di brevissimo corso

l’età avanza a gran falcate

tuttavia rigoglia la senti?

borborigmi sussulti bambini

da schiantare le pietre

i manoscritti li guarderò più tardi

nessuna buona critica senza filologia

o l’inverso meglio l’inverso

non è più tempo di postille

varianti alternative segni diacritici

ricopiature in pulito l’atroce scelta

tra lezioni concorrenti

la macchia non è sparita

resta la gora

un’ombra appena

 

 

4 maggio

prenditi l’oro

espropriami la casa

confiscami il terreno

coltivalo a orzo e saliva

abbranca gaia i ricordi

di questa breve stagione senza vento

fanne pietre miliari per figli e nipoti

tramutali in talenti da dissipare

nei meriggi di quiete quando

amatrice del ben parlare

mostri foto nel taglio di luce

a un millimetro dai miei denti

lodi il mio passo

e implori la mano

anche per un corto tratto

in penombra

bottom of page