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Storia, Cultura e Società

25 APRILE

LA LIBERAZIONE,

LA NUOVA ITALIA,

LA RESISTENZA TRADITA

di Sergio Gentili
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VALORE DEL 25 APRILE

25 aprile del 1945: l’Italia occupata dai nazifascisti insorge.

È una data fondamentale del percorso di cambiamento che porta alla Repubblica e alla democrazia in Italia.

Così ne parla il Presidente Mattarella:

 

«Il 25 aprile, patrimonio di tutti, rappresenta per gli italiani la festa civile della riconquista della libertà. È un serbatoio di istanze morali. Fu la vittoria dell'umanità sulla barbarie. Il giorno di un nuovo inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento con la Costituzione repubblicana del 1948.

Il 25 aprile rappresenta uno spartiacque imprescindibile nella nostra storia nazionale. L'Italia - affrancatasi, con il sangue di migliaia di martiri, da vent'anni di dittatura e di oscurantismo - tornò a sedersi nel novero delle nazioni civili, democratiche, pacifiche, dopo la guerra sanguinaria in cui era precipitata con il fascismo. Le conquiste politiche, sociali, culturali, i diritti, la libertà di opinione, di voto, di associazione, di cui godiamo oggi, trovano il loro saldo radicamento nel 25 aprile. E, grazie alla Repubblica e alla sua Costituzione nate dalla Resistenza, furono estesi a tutti, senza eccezioni…».

 

Il 25 Aprile è centrale tra gli eventi dal 25 luglio del 1943 e al 27 dicembre 1947 che scandirono la rivoluzione antifascista e democratica. È un evento verso cui tutti gli italiani debbono riconoscersi perché è al di sopra di ogni differenziazione tra culture democratiche. In quell’arco di tempo l’Italia si trasforma da Stato monarchico-fascista a Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Come è potuto accadere?

Non si trova una spiegazione convincente se si presenta la storia d’Italia come un piattume continuistico in cui tutto è coerente con ciò che c’era prima. Questo è un particolare revisionismo storico, suadente ma feroce, diffuso da molti mass media, in cui si occultano i conflitti, si deformano realtà sociali e soggetti politici, si ignorano lotte e idealità, si cancellano parti della storia e ovviamente si inventano anche fake news. In gran parte di testi universitari l’Insurrezione generale è trattata con qualche parola di circostanza.

Allora proviamo a raccontare cosa è accaduto il 25 aprile del 1945 e quale posto ha nella rivoluzione antifascista, quale valore e quali conseguenze avrà nella storia e nella vita di ognuno di noi.

 

COSA ACCADDE

Nell’aprile del 1945 gli Alleati avanzavano rapidamente in tutta Europa. L’armata Rossa è alla periferia di Berlino, gli angloamericani sono in Germania. 21 aprile, i partigiani liberano Bologna e tra il 23 e il 25 aprile liberano gran parte dell’Italia settentrionale e le città di Genova, Milano e Torino.

Il 24 aprile gli Alleati attraversano il Po

Il 25 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) proclama l'Insurrezione generale dell'Italia del Nord: “soffia il vento e infuria la bufera”.

I partigiani scendono dalle montagne e vanno nelle città, occupano quartieri, prefetture e caserme. Gli operai nelle fabbriche sono in sciopero insurrezionale per proteggere, armi in pugno, i macchinari dalla distruzione nazista. Agli invasori si intima "Arrendersi o perire!" Molti reparti tedeschi si arrendono ai partigiani e molte città vengono governate dal CLN.

A Churchill e al mondo intero, l’Insurrezione generale dirà che in Italia c’è anche un altro popolo, non più quello nazionalista e guerrafondaio ma quello antifascista che è disposto al sacrificio della vita per la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la pace.

È l’esercito di Liberazione nazionale organizzato nel Corpo volontari della libertà. È qualcosa di molto diverso dai gruppi di disturbo e di sabotaggio che gli anglo-americani avrebbero voluto: non vogliono un esercito nazionale italiano che fa riferimento al governo antifascista di unità nazionale. Infatti, nella fase di preparazione dell’Insurrezione gen. Clark tenta di fermare la lotta partigiana con un messaggio radiofonico: “il momento… non è ancora giunto”. Mentre nello stesso giorno (10 aprile) la Direzione del PCI invia la direttiva N. 16: “L’ora dell’attacco finale è scoccata … scatenare vere azioni insurrezionali.”

Il ministro Togliatti invita il vice comandante Gallo (Luigi Longo) del CVL a non tener conto dell’indicazione del generale americano:

“Il nuovo ordine del giorno del generale Clark è stato emanato senza l’accordo né del governo, né nostro. Tale ordine del giorno non corrisponde agli interessi del popolo… l’armata nazionale e il popolo si sollevino … Scegliete voi stessi il momento dell'insurrezione.” (13 aprile 1945, ore 16,30)

Lo scopo politico degli anglo-americani è quello di mantenere l’Italia in una condizione di minorità, di subalternità per poterne limitare l’autonomia e l’indipendenza nazionale.

Il valore della lotta di Liberazione e dell’Insurrezione del 25 aprile sta nell’aver reso il popolo italiano protagonista della propria liberazione. Un popolo la propria libertà la conquista, perché non sarà mai libero chi l’avrà per concessione di un esercito straniero, come il revisionismo tende a presentare la storia d’Italia.

 

LA NUOVA ITALIA

Con la Resistenza nasce un nuovo italiano e una nuova patria.

Diversi storici hanno accentuato solo la crisi verticale dello Stato monarchico-fascista, sminuendo la grande novità storica della lotta politica della Resistenza, armata e diffusa, da cui stava sorgendo la nuova Italia.

Nasceva un italiano che non voleva più invadere altri popoli per derubarli di risorse e di territorio, che non accettava più di vivere nell’oppressione fascista, nell’arroganza, nel provincialismo, nel razzismo e nel conformismo.

Il nuovo italiano infittiva le fila dei partigiani e cresceva nella resistenza diffusa e quotidiana a nazisti e ai repubblichini. Per di più le donne lottavano nella Resistenza e contro la fame

Ed è proprio il nuovo italiano che si battute per la rinascita democratica, per la pace e per rendere l’Italia in grado di dialogare alla pari con gli alleati, anche se occupanti. Oggi, c’è da riconoscere che quelle generazioni di italiani hanno fatto un inestimabile regalo a loro stesse e alle generazioni future.

A distanza di decenni tutto questo va riconosciuto e condiviso.

Sul 25 aprile è deviante ogni richiamo di parte, ogni distinguo.

 

LA POLITICA DI UNITÀ

Come è potuto accadere che il movimento partigiano, nato in parte spontaneamente da giovani e uomini renitenti ai bandi di reclutamento nazifascisti, estesosi poi in gruppi armati organizzati dai diversi partiti antifascisti, è potuto diventare l’esercito di Liberazione nazionale, braccio armato del CLN?

La risposta si trova nella politica unitaria di Palmiro Togliatti, che tornato in Italia, fine marzo 1944, avanza la proposta politica di formare un governo di unità nazionale, cioè CLN e monarchici uniti nella lotta di liberazione. Questa posizione dei comunisti, che fu definita una bomba politica, riuscì a far superare sia la gravissima crisi del CLN (Bonomi presidente dimissionario), sia il suo isolamento politico dato dalle pesanti diffidenze degli anglo-americani alimentate da Churchill, che vedeva nella monarchia un utile “strofinaccio” con cui manovrare la caffettiera Italia.

Il carattere unitario della Resistenza e il suo riconoscimento da parte degli alleati fu l’elemento decisivo che permise all’Italia di far nascere la democrazia.

L’Insurrezione del 25 aprile se, da una parte, era l’espressione più alta dell’unità nazionale degli antifascisti, dall’altra parte, apriva le porte al rinnovamento istituzionale, politico e sociale dell’Italia.

Infatti, una volta liberata l’Italia, occorreva rappresentare politicamente anche il movimento di Liberazione del centro nord, il “vento del nord”, in un nuovo governo di unità nazionale. Ferruccio Parri (Pd’A) fu scelto per formare il nuovo governo dopo l’accantonamento delle candidature del socialista Pietro Nenni e del democristiano Alcide De Gasperi.

Il governo durò pochi mesi, perché sottoposto all’offensiva furibonda del PLI, in occulta intesa con la DC e gli anglo-americani, che volevano bloccare, da una parte, l’epurazione degli alti burocrati dello Stato e dei magnati, dall’altra parte, il rinnovamento antifascista degli apparati dello Stato. Dopo Parri, il presidente del consiglio fu De Gasperi e il vice Nenni.

 

LA DOPPIEZZA DELLA DC

Le forze politiche moderate e di destra pretesero lo scioglimento del CLN.

Con il primo governo De Gasperi si avvia un mutamento della fase politica e dei rapporti politici: avanzano le forze moderate e conservatrici. È una fase di transizione dallo sbocco ancora incerto: o una rinnovata unità tra cattolici, socialisti e comunisti o una nuova aggregazione moderata e conservatrice a guida DC.

Su questo sottile crinale si gioca la lotta politica tra i partiti di allora.

Per la seconda opzione c’è PIO XII, estremo antisocialista e anticomunista, che pensa ad una DC sostenuta dalle masse cattoliche e ricettacolo delle forze di destra e di quelle più compromesse col regime fascista. Analoga prospettiva è degli anglo-americani che, per di più, in Sicilia hanno stretto rapporti politici con esponenti della mafia e permesso la nascita del movimento separatista. De Gasperi sceglie, svolta a destra e mantiene un piede in due staffe.

 

LA VITTORIA DELLA REPUBBLICA

Grazie alla spinta della lotta di Liberazione le cui forze s’impegnano nel referendum monarchia o repubblica l’Italia diventa una Repubblica.

Chi aveva subito l’incubo delle stragi nazifasciste e aveva reagito combattendo era convinto che le responsabilità del re fossero uguali se non maggiori di quelle di Mussolini. Il 2 giugno del 1946, oltre a scegliere la Repubblica gli italiani eleggono anche l’Assemblea Costituente. In essa prevalgono le forze, laiche e cattoliche, schiettamente antifasciste. Certo erano presenti anche esponenti del vecchio regime monarchico liberale e formazioni politiche di destra (PLI) e reazionarie come l’Uomo Qualunque e i monarchici.

È quell’Assemblea che assiste nel 1947 al volta faccia di De Gasperi che, abbracciando la politica di Truman della guerra fredda, rompe l’unità antifascista e fa un governo senza socialisti e comunisti, cancellando per sempre l’alleanza delle forze popolari.

Nonostante la pesante rottura politica, l’Assemblea costituente discute ed approva la Costituzione italiana.

 

UNA CONFLUENZA SALVIFICA

Alla Costituente le forze democratiche riescono ad approvare una Costituzione innovativa che apre la via al progresso democratico e socialista. Come mai? Evidentemente l’esperienza unitaria della lotta di Liberazione dei costituenti ha retto ai primi furibondi colpi della guerra fredda, del mondo spaccato in due,

e le principali componenti ideali e sociali del popolo quella comunista e socialista e quella cattolica trovano la lungimiranza d’integrarsi nella Carta costituzionale:

“Effettivamente c’è stata una confluenza di due grandi correnti … se questa confluenza di due diverse concezioni su un terreno ad esse comune volete qualificarla come “compromesso”, fate pure. Per me si tratta, invece, di qualcosa di molto più nobile ed elevato, della ricerca di quella unità che è necessaria per poter fare la Costituzione non dell’uno o dell’altro partito, non dell’una o dell’altra ideologia, ma la Costituzione di tutti i lavoratori italiani e quindi di tutta la nazione.”

(Togliatti discorso alla Costituente, 11 marzo 1947)

Ed è proprio il carattere progressivo della Costituzione che unisce gli italiani.                In particolare li unisce il fatto che i diritti inalienabili della persona e i diritti sociali, civili e politici sono saldati insieme: sono inscindibili e si garantiscono reciprocamente.

 

UNA CONQUISTA DI CIVILTÀ: LA COSTITUZIONE

La Costituzione fissa i tratti fondamentali della democrazia repubblicana: la sovranità del popolo che si esercita nel Parlamento e da cui prende legittimazione lo Stato di diritto; il ripudio della guerra; il rapporto di indipendenza tra Stato e Chiesa; le libertà individuali e collettive; i diritti sociali dei cittadini e dei lavoratori; la parità tra donne e uomini; il ruolo centrale del Parlamento, dei partiti e dei sindacati; le Regioni; la Magistratura e la Corte Costituzionale.

Si scrivono i lineamenti ideali e morali del nuovo italiano e delle istituzioni che sono la pace, la libertà, la dignità della persona e l’uguaglianza.

La Repubblica rompe sia con il vecchio Stato monarchico-liberale sia con quello monarchico-fascista. Questo è l’inestimabile lascito della rivoluzione democratica antifascista italiana che senza il 25 aprile non si sarebbe realizzata.

 

IL FASCISMO ANCORA OGGI.

Molti si stupiscono e allarmano perché permangono culture e formazioni politiche fasciste che propagandano idee fasciste e praticano la violenza. La causa politica prima sta nel fatto che il patto democratico costituente fu interrotto in modo traumatico dalla mannaia della guerra fredda e dell’anticomunismo interpretato dalla DC e dal Vaticano. Il punto di passaggio furono le elezioni politiche del 1948. In cui la chiesa, gli anglo-americani e gli agrari e il quarto partito della borghesi sostennero la DC che ebbe un successo straordinario, mentre la forza delle sinistre, scheggiate dalla scissione di Saragat, furono in minoranza pur mantennero una forza notevole.

È il primo Parlamento della Repubblica eletto il 18 aprile del ’48, sulla base della divisione delle forze antifascista, che esprime governi centristi ad egemonia DC, che per primo ignorerà e non applicherà la Costituzione. per decenni rimasero in vigore molte leggi monarchico-fasciste. In Italia le forze politiche popolari sono risucchiate nella guerra fredda, il mondo si spacca in due e tutto l’Occidente capitalistico è avvolto da un feroce anticomunismo e maccartismo. Tutta la storia futura ne sarà, con alti e bassi, segnata.

 

UN TENTATIVO DELINQUENZIALE:

PASSARE DALL’ANTIFASCISMO ALL’ANTICOMUNISMO

Per l’Italia comincia una nuova fase politica con governi centristi a guida democristiana che impone le politiche liberiste e antipopolari di Einaudi. Alle richieste dei lavoratori per il lavoro e per migliori condizioni di vita il governo De Gasperi-Scelba risponde con la repressione violenta, i licenziamenti politichi, le discriminazioni contro socialisti, comunisti, e i sindacalisti della Cgil. Nel frattempo, molti vecchi fascisti vengono rimessi ai loro posti di comando nello Stato, nelle forze di polizia e nei servizi segreti.

I governi centristi lasciano ai fascisti la libertà di riorganizzarsi in bande squadristiche e di organizzare il partito neofascista detto Movimento sociale italiano (MSI).

Nella guerra fredda si vuole sostituire l’antifascismo con l’anticomunismo a scala mondiale. In Italia, si crea un clima di odio e c’è chi lavora per mettere fuori legge socialisti e comunisti. La violenza repressiva delle forze dell’ordine ha in seno anche l’obiettivo politico di provocare una reazione violenta dei comunisti quale pretesto per metterli fuori legge. È così che si arriva alla grande provocazione dell’attentato a Palmiro Togliatti, 14 luglio ‘48. Lo si fa a Roma, nella capitale d’Italia e all’uscita della Camera, il luogo sacro delle istituzioni democratiche.

La reazione popolare alla provocazione omicida fu spontanea, possente e diffusa in tutta Italia.

Essa non ebbe mai un carattere insurrezionale. Longo, Secchia, anche con l’indicazione di Togliatti ferito, guidarono il movimento di protesta e Di Vittorio decise la fina dello sciopero generale.

Le forze dell’ordine per due giorni spararono e uccisero 20 manifestanti, centinaia furono i feriti, migliaia gli arresti e migliaia le condanne a lavoratori, sindacalisti e dirigenti di partito in processi svolti dalla magistratura non epurata. Ma la risposta operaia e popolare fu talmente grande che molti, in Italia e fuori, furono dissuasi a coltivare seriamente scenari di guerra civile.

Ma quel tempo è passato. Rimane comunque quel sottile veleno revisionista che distorce la storia d’Italia in quanto tenta sistematicamente di occultare il ruolo decisivo delle forze operaie e popolari di sinistra e pretende di estirpare le radici comuniste e socialiste della Repubblica democratica italiana.

 

Ricordare il 25 aprile significa mettere in primo piano i valori della nostra Costituzione, ricordare il vero patriottismo che è antifascista e ricordare i fatti e la politica che realizzarono quelle pagine straordinarie della storia d’Italia.