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Pe la Critica

(Golem Edizioni) di Simona Matraxia

UNA SCHEGGIA DI PURISSIMA TRISTEZZA

di Massimo Novelli
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Una trama più che avvincente, che ti inchioda nella lettura fino all'ultima pagina. E personaggi davvero indimenticabili, una Londra anni Cinquanta struggente e livida, che evoca certi romanzi di Graham Greene, ma anche, per gli accenti romantici e noir, quel piccolo capolavoro che è L'inverno a Lisbona di Antonio Muñoz Molina. Tutto ciò narrato con una scrittura superba, mai banale, curatissima.

Ecco allora Una scheggia di purissima tristezza (Golem Edizioni, pagg. 480, euro 19,50) di Simona Matraxia, laureata in linguistica, libraia, suonatrice di violoncello: un romanzo rivelazione, insomma. Un libro che è molto più di un giallo, come pure è, dato che declina l'indagine di Craig Thorne, ispettore di Scotland Yard trasferito dalla provincia inglese a Londra, e che rivela una narratrice giovane di grandi qualità, che fa vivere le parole in corpi, suoni, luce.

La storia conta, sicuro. Domina la scena l'assassino di un giovane artista, trovato morto abbracciato alla statua di marmo di una bellissima violinista. C'è di mezzo un passato desolato e terribile, che risale dal pozzo del tempo, dagli anni della seconda guerra mondiale fino al 1959. Indaga un poliziotto segnato dalla guerra, dall'amore, dalla solitudine, dal whisky. E ci sono soprattutto le donne: forti e fragili, disperate e dolci, spessoin controluce in pub e locali fumosi; e con passioni perdute, con ricordi slabbrati in teatri, vicoli londinesi, la campagna di Oxford, negli interni di case piccolo borghesi che hanno il colore triste di quelli descritti da George Orwell in Fiorirà l'aspidistra. Perfetta, oltre alle raffigurazioni dei personaggi, la ricostruzione della capitale britannica alla fine degli anni Cinquanta. Già distintasi all'ultima edizione del Gran Giallo Città di Cattolica, e segnalata alla XXX edizione del Premio Calvino con il romanzo Anonimo, nonché vincitrice del Premio Fogazzaro con il racconto Romanze senza parole, la Matraxia sa raccontare e sa dipingere. Rimane, indelebile, la sua pittura di quella Londra, ritratta in un bianco e nero da film d'autore, con gli squarci di Seven Dials e di Leicester Square, le pubblicità dei cinema e delle sale da concerto, le bottiglie di Dewar's White Label e le sigarette Du Maurier, le copie del Times e dell'Evening Standard, la disfatta folla natalizia sciamante verso Piccadilly come la morta folla nei versi di T.S. Eliot. Dunque un romanzo da leggere subito, che appassiona e commuove.