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PER PAGLIARANI

IL PARALUME DELLA FELTRINELLI

di Cetta Petrollo

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La lettura avveniva sotto al paralume della Feltrinelli1,

regalato dalla libreria di via Del Babuino, messo accanto alla

scrivania, quando la scrivania era dalla parte ampia del soppalco

vicino alla vetrata con i vetri multicolore legati a piombo.

L’arredo dello studio-abitazione si deve agli avanzi della libreria

– due strutture in ferro per i libri, due poltroncine rosse in stile

svedese, una lampada da soffitto e, appunto, il paralume.

In libreria passavamo molto tempo a sfogliare libri,

andavamo in due e poi in tre, anche con la carrozzina e nessuno

trovava da dire se la bambina piangeva. Si poteva poi uscire, con

i libri, dalla porta interna che sbucava sul grande cortile del

palazzo vicino e godersi l’aria delle giornate di ottobre o di

maggio. I figli erano tanti, le strade del centro erano piene di

negozi di giochi e di abbigliamento per bambini. A via della

Croce c’erano ben due negozi Vertecchi, uno di fronte all’altro,

dove si poteva trovare di tutto, dalla cancelleria ai quaderni di

scuola, ai giochi.

Il paralume era sistemato in modo tale da illuminare entrambi

i lati della scrivania, dalla parte dello scrittore e dalla parte della

segretaria che stava lì pronta con la macchina da scrivere

aspettando la dettatura.

Nel 1974 si dettava la Ballata di Rudi. Si dettava a tratti e

davvero molto poco. C’erano i pomeriggi in cui non si dettava

affatto, piuttosto si raccontava, si prendeva il tè col whisky, si

pulivano le pipe, si ritagliavano giornali, si intervistava la

segretaria.

 

La segretaria si portava sempre del lavoro da fare, libri da

recensire, compiti da correggere, bibliografie da controllare.

I pezzi della Ballata erano conservati in una serie di

contenitori dal colore verde-ufficio, le pagine tenute insieme da

mollette metalliche. I fogli erano quelli millimetrati di Paese

Sera2, spesso si utilizzava anche la carta velina. Le correzioni sul

dattiloscritto erano fatte a mano, anche alcune scritture erano

manoscritte. Qualche volta la segretaria scriveva al margine dei

fogli. Bisognava sempre chiudere con parentesi quadre perché i

versi erano lunghissimi e non era possibile farli entrare in una

sola riga.

Sotto quella luce gialla, accresciuta dal materiale del

paralume, una sorta di carta semitrasparente, arrivava verso le

sette di sera l’ora del whisky “per tirarsi su”. Il whisky veniva

versato nel tè, il Twinings dalla scatola gialla, e addolcito col

miele o con lo zucchero di canna in certe tazze di metallo che

scaldavano le mani. Per la segretaria, più tè che whisky, per

Elio, più whisky che tè.

Lo squillo del telefono – un apparecchio grigio posto di

fianco alla scrivania sopra un tavolino mobile di legno verde

decorato a fiori – spesso interrompeva l’avvio del lavoro e

concludeva il pomeriggio con i programmi per la serata – in

molti infatti telefonavano per un invito a tea

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