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PER PAGLIARANI

PAGLIARANI POESIE

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Se facessimo un conto delle cose
che non tornano, come quella lampada
fulminata nell'atrio alla stazione
e il commiato allo scuro, avremmo allora
già perso, e il secolo altra luce esplode
che può farsi per noi definitiva.


Ma se ha forza incisiva  sulla nostra
corteccia questa pioggia nel parco
da scavare una memoria - compresente
il piano d'assedio cittadino in tutto il quadrilatero -
e curiosi dei pappagalli un imbarazzo
ci rende, per un attimo, dicendoti dei fili di tabacco
che hai sul labbro, e perfino una scoperta
abbiamo riserbata: anche a te piace
camminare? (e te non stanca? che porti
tacchi alti, polsi, giunture fragili
che il mio braccio trova a fianco,
il tuo fianco, le mani provate sopra i tasti
milanese signorina)

se ci pare che quadri tutto questo
con l'anagrafe e il mestiere, non il minimo buonsenso

          un taxi se piove/ separé da Motta
         Ginepro e Patria / poltrone alla prima

ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa
svariate idee d'amore e d'ingiustizia.


 

Ti dicevo al telefono (di cui
più mi prendono le pause, gl'imbarazzi
docili, e se ci udiamo respirare)
ti dicevo al telefono un amore
che urge, e perché. 


 

Che ci portiamo addosso il nostro peso
lo so, che schermaglia d'amore è adattamento,
guizzo, resistenza necessaria perché baci
la nostra storia i nostri uomo-donna
non solo all'ombra dei parchi
l'imparo ora, forse.

Oh, ma scompagina come il vento
freddo di viale Piave i giorni scorsi, e spaura,
quanto di me non solo porto
sulle spalle, ma mi tocca travasare
adattare al tuo fusto flessibile
e scontroso.
                Io che speravo
necessario e sufficiente solo il fiore
che affiora, tocco con le carezze oltre che il tuo
fusto flessibile lo specchio la certezza
di come sia insufficiente il mio amore
per la tua capacità di comprenderlo,
per la tua capacità di comprenderlo
come sia immagine il mio bisogno d'amore.


 

E' difficile amare in primavere
come questa che a Brera i contatori
Geiger denunciano carica di pioggia
radioattiva perché le hacca esplodono
nel Nevada in Siberia sul Pacifico
e angoscia collettiva sulla terra
non esplode in giustizia.
                                      Potrò amarti
dell'amore virile che mi tocca, e riempirti
se minaccia l'uomo
sé nel suo genere?

O trasferisco in pubblico stridore
che è solo nostro, anzi tuo e mio?


 

Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m'era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d'amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s'urtano
con la gente di faccia.
                                Che figura
t'ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all'immagine riflessa
di te?
      Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami. 

 

 Da Roma sorge

chi ne ha il diritto, il grido d’un tranviere:

«Chi darà sepoltura in pochi giorni

ai corpi delle bestie e degli uomini

con il cancro nel sangue? Allora peste

veloce come il vento farà volo

e non c’è Dio che tenga». Io mi vergogno

non d’amarti, mia vita, primavera,

ricambio del mio corpo: d’esser uomo

che può morire per follia dell’uomo

ho grande ira nei polsi e mi vergogno.

 

da Avanti! 21 maggio 1957


Lezione di fisica - Tutto questo materiale raggiunse il suo compimento in Lezione di fisica (Scheiwiller, 1964), che è fra i capolavori assoluti di Pagliarani, poi ristampata con altri versi da Garzanti nel 1968 nella raccolta Lezione di fisica e Fecaloro. La rappresentazione di una realtà “piccola”, quotidiana, è costruita, secondo una tecnica consueta per l’autore, con l'apporto di materiali estratti dal linguaggio scientifico, con rapidi scorci psicologici, o sociopolitici. Questa seconda edizione inizia con un capitolo composto da sei Lettere inviate ad amici e importanti personaggi della cultura del tempo. La quarta lettera contiene il nucleo dell’operazione poetica che Pagliarani mette in atto in quegli anni. Il poeta scrive rivolgendosi ad Elena, la donna amata. Il testo inizia come se fosse l’incipit di una biografia. L’avvio è contrassegnato dallo straniamento del dialogo amoroso tramite continui riferimenti alla meccanica quantistica. I parallelismi sono arguti, ma non difficili da cogliere una volta avviata e compresa l’equivalenza tra il comportamento femminile e il moto delle particelle subatomiche. Dunque «se il microggetto in sé è inconoscibile» (perché, in virtù del principio di indeterminazione, “non si può aver studio di un oggetto / senza modificarlo”), “io qui sto Elena […] e aspetto […] la comunicazione dell’effetto / su di te, delle modifiche”. Ma il passo della poesia cambia radicalmente con l’introduzione, con montaggio quasi cinematografico, della lettera di Einstein a Roosevelt sulla bomba atomica, poi con l’inserzione di un terzo livello di sovversione della storia, quello delle deliranti “tabelle / delle possibili condizioni postbelliche” del fisico Herman Kahn sulle possibili conseguenze di una guerra nucleare. L’inciso è riportato senza commenti, con gelida neutralità; ma il cortocircuito è dato dall’accostamento a questo panorama terrificante e immobile, di morte assoluta, di un soprassalto vitalistico, ludico ed erotico: “Quanta gioia mi dai quando ti stufi / di me, quando mi dici se scriverai di me dirai di gioia / e che sia gioia attiva, trionfante […] L’odore delle erbe di campagna […] / vino rosso \ capriole con lancio di cuscini \ nella mia stanza”. È una reazione istintiva, quella rappresentata da questa gioia e queste capriole, segni della “voglia / di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto” che però l’autore considera vana. Ciò che gli è consentito è solamente la testimonianza della propria opposizione, del proprio esserci con la poesia.

 

Cominciò studiando il corpo nero

Max Planck all’inizio del secolo (dispute se era il principio o la fine

del secolo), le radiazioni del corpo nero nella memoria

del 14 dicembre 1900

bisognava supporre che quanti d'azione fossero alla base

dell'energia moltiplicata per il tempo

Elena oh le sudate carte la luce

è una gragnuola di quanti, provo a dirti che esiste opposizione

fra macrofisica e microfisica che il mondo atomico delle particelle elementari

è studiato dalla meccanica quantistica - scuola di Copenaghen

e da quella ondulatoria del principe di Broglie che ben presto i fisici

si accorsero come le nuove meccaniche benché basate su algoritmi differenti

siano in sostanza equivalenti: entrambe negano

negano che possano esistere precisi rapporti di causa e effetto

affermano che non si può aver studio di un oggetto

senza modificarlo

la luce che piomba sull'elettrone per illuminarlo

E io qui sto

e io qui sto Elena in gabbia e aspetto

il suono di un oggetto la comunicazione dell'effetto

su te, delle modifiche

Non sono io

che ti tradisco, chi ti prende alla gola è la tua amica

la vita

 

Io cosa vuoi se tiene duro il muscolo cardiaco

è ormai provato che sono una pellaccia, mi tingerò i capelli Einstein piuttosto

e la sua chioma, te lo immagini quando dovette prendere la penna

scrivendo a Roosevelt «Caro presidente, facciamola

l’atomica sennò i nazi» l’azione dell’energia

dell’energia moltiplicata per il tempo l’epistassi

anzi il sangue dal naso, diceva Pasquina alla tua età, il sangue dal naso che ti libera

 

Se si vuol sapere se A è causa dell’effetto di B

se il microggetto in sé è in conoscibile

se l’onda di Broglie per i fisici di Copenaghen

non è altro che l’espressione fisica della probabilità posseduta

dalla particella di trovarsi in un luogo piuttosto che in un altro onda cioè generata

dalla mancanza di un rigoroso nesso causale in microfisica

Perciò l’atomica

per la legge dei grandi numeri la probabilità tende alla

certezza

Perciò l’atomica

Poi la teoria dell’onda pilota e quella, così cara al nostro tempo

della doppia soluzione, e se esiste il microggetto in sé, se la materia

può risponderci con un comportamento statistico

Dio gioca ai dadi

 

con l’universo? E se la terra

ne dimostrasse il terrore?

Non gridare non gridare che ti sentono non è niente mentre graffio una poltrona

Herman Kahn ha già fatto la tabella

delle possibili condizioni postbelliche, sicché i 160 milioni di decessi in casa sua

non sarebbero la fine della civiltà, il periodo necessario per la ripresa economica

sarebbero 100 anni; va da sé che esiste, egli scrive, un ulteriore problema quello cioè se i sopravissuti avranno buone ragioni

per invidiare i morti

 

Quanta gioia mi dai quando ti stufi

di me, quando mi dici se scriverai di me dirai di gioia

e che sia gioia attiva, trionfante, che sia una barzelletta

spinta, magari

L’odore delle erbe di campagna nel piatto da Cesaretto ruchetta

pimpinella un’insalata d’erbe della terra tenere espansive degli umori

il cielo di qui che interviene sulla gente compresente orizzontale

e tu e tu ognuno cui ti inviti a ballare ti accende

gli occhi e si fa bello e cresce

vino rosso

capriole con lancio di cuscini

nella mia stanza

 

Ma cosa credi che non sia stufo anch’io di coabitare

con me la mia faccia la mia pancia

anche in noi c’è dentro la voglia

di riassuefarci alla gioia, affermare la vita col canto

e invece non ci basta nemmeno dire no che salva solo l’anima

ci tocca vivere il no misurarlo coinvolgerlo in azione e tentazione

perché l’opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi testimoni.

 

 

 

Il corpo nero - I primi versi citano il “problema” del corpo nero (“Cominciò studiando il corpo nero”). In fisica un corpo nero è un oggetto ideale che assorbe tutta la radiazione elettromagnetica incidente senza rifletterla. Assorbendo tutta l'energia incidente, per la legge di conservazione dell'energia, il corpo nero irradia di nuovo tutta l'energia assorbita. Si tratta di una idealizzazione, dal momento che in natura non esistono corpi che soddisfano perfettamente tale caratteristica.

La radiazione emessa da un corpo nero viene detta radiazione del corpo nero e la densità di energia irradiata spettro di corpo nero. Lo spettro (intensità o densità della radiazione emessa in funzione della lunghezza d'onda o della frequenza) di un corpo nero dipende unicamente dalla sua temperatura e non dalla materia che lo compone. La differenza tra lo spettro di un oggetto reale (per esempio il Sole) e quello di un corpo nero ideale permette di individuare la composizione chimica di tale oggetto. 

Negli esperimenti in laboratorio un corpo nero è costituito da un oggetto cavo mantenuto a temperatura costante (una specie di forno) le cui pareti emettono e assorbono continuamente radiazioni su tutte le possibili lunghezze d'onda dello spettro elettromagnetico. Tuttavia, applicando le equazioni di Maxwell alle radiazioni emesse e assorbite dalle pareti, risulta che al diminuire della lunghezza d'onda si ottengono valori di intensità di irraggiamento (W/m²) che tendono all'infinito (cadendo così nel problema noto come “catastrofe ultravioletta”), in palese contraddizione con i dati sperimentali, secondo cui tali valori tendono invece a zero. Lo spettro di un corpo nero venne correttamente interpretato per la prima volta da Max Planck. che ipotizzò che le vibrazioni provocate dal calore di un corpo si ripartissero seguendo una legge determinata da una costante che prese il suo nome (h, o costante di Planck), o quanto d’azione. La data citata da Pagliarani (“le radiazioni del corpo nero nella memoria / del 14 dicembre 1900”) si riferisce al giorno in cui Planck presentò alla Società̀ Tedesca di Fisica una memoria con la dimostrazione della formula E=hν della radiazione termica (dove E è l’energia elettromagnetica, h è la costante di Planck e ν è la frequenza della radiazione) per ottenere la quale aveva dovuto introdurre l'ipotesi che l'energia potesse assumere valori discreti, proporzionali alla frequenza dell'onda elettromagnetica (“bisognava supporre che quanti d'azione fossero alla base / dell'energia moltiplicata per il tempo”). Introducendo l'ipotesi dei quanti, Planck verificò che i calcoli teorici combaciavano con i dati sperimentali. 

 

ELIO PAGLIARANI, ROSSO CORPO LINGUA

 

" proviamo ancora col corpo: corpo, un cerchio intorno, poi corpo su corpo: avessimo , Nandi]
sopra il corpo un viluppo di corpi un punto sette punti del corpo se avessero]
la macchia a cavallo del corpo, che segna il triangolo, mobile macchia su corpi]
costretti nel viluppo dei corpi, che segue ai bordi il triangolo, deborda oltre il corpo]
nel tempo, si sparge sul tempo del corpo, sul corpo scavato dal tempo fin dentro il midollo dell'osso]
tempo del corpo nell'intreccio del plesso, avendo, Nandi, corpo e fiato del corpo nel corso del tempo nel fiato del vento, corpo]
nel corpo, fiore del corpo sul gambo del corpo nel bosco del corpo sulla spiaggia dei corpi dove il vento]
odora solo di corpo: troppo corpo Nandi o troppe parole sul corpo o un corpo sgomento del corpo?]
proviamo ancora col corpo: corpo, perché cerchio? nessun cerchio intorno, corpo su corpo]
c'è un cerchio: corpo, corpo"

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