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Malagorà

DIAVOLO DI UN BERGOGLIO

PAPA FRANCESCO

RICORDANDO PAPA GIOVANNI XXIII

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Papa Francesco ci ha ormai abituati alle sue uscite rivoluzionarie sul piano umano e sociale. Sono il frutto di una visione del cristianesimo antitetica all’integralismo e alla cosiddetta “Chiesa trionfante”. Una visione che affida il messaggio evangelico alla testimonianza attiva e positiva nel risolvere i mali del mondo. In TV da Fazio ha aggiunto un altro tassello a questa visione. "Oggi il male della Chiesa più grande è la mondanità spirituale è una chiesa mondana. – ha detto - Questa mondanità spirituale fa crescere il clericalismo, una cosa brutta, una perversione della Chiesa, che porta a posizioni ideologicamente rigide. Così l'ideologia prende il posto del Vangelo".

Altra cosa, invece, è la trattazione dei dogmi della Chiesa nella vita civile. Anche qui Bergoglio ha fatto sicuramente dei progressi non indifferenti - vedi la questione della pedofilia, delle donne, dell’omosessualità, della fecondazione, dell’aborto, del fine vita ecc. - ma dove è ancora lunga e incompiuta la strada di una completa liberazione della Chiesa dalle tentazioni del maligno “clericale” a causa di una non piena assunzione della distinzione fra lo Stato democratico necessariamente laico e pluralista e la religione.

Quasi sessant’anni fa un altro Papa, Giovanni XXIII, aveva nella sua enciclica più famosa, la “Pacem in terris”, demolito l’integralismo conservatore suscitando le ire dei conservatori che rimpiangevano le impostazioni reazionarie di Pio XII. Disse Ai cattolici che bisognava distinguere fra “errore ed errante”. L’allusione era allora al comunismo che era un complesso mondiale non solo ideologico ma di Stati, movimenti e partiti con cui si doveva pur collaborare per evitare la catastrofe di una guerra nucleare, sempre possibile in un mondo bipolare scaturito dalla seconda guerra mondiale dominato dall’ “equilibrio del terrore”.

“L’errante – scrisse Papa Giovanni - è sempre e anzitutto un essere umano, e conserva in ogni caso la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità”. Aggiungendo, poi, “Gli incontri e le intese, nei vari settori dell’ordine temporale, fra credenti e quanti non credono, o credono in modo non adeguato, perché aderiscono ad errori, possono essere occasione per scoprire la verità e per renderle omaggio”. Infatti, proseguiva Papa Giovanni “Va altresì tenuto presente che non si possono neppure identificare false dottrine filosofiche sulla natura, l’origine e il destino dell’universo e dell’uomo, con movimenti storici a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, anche se questi movimenti sono stati originati da quelle dottrine e da esse hanno tratto e traggono tuttora ispirazione. Giacché le dottrine, una volta elaborate e definite, rimangono sempre le stesse; mentre i movimenti suddetti, agendo sulle situazioni storiche incessantemente evolventisi, non possono non subirne gli influssi e quindi non possono non andare soggetti a mutamenti anche profondi. Inoltre chi può negare che in quei movimenti, nella misura in cui sono conformi ai dettami della retta ragione e si fanno interpreti delle giuste aspirazioni della persona umana, vi siano elementi positivi e meritevoli di approvazione?”.

In tal modo Papa Giovanni riconduceva storicisticamente il confronto sul terreno storico concreto. Che è il terreno su cui tutti gli uomini di buona volontà animati dall’imperativo di fare il bene comune possono incontrarsi e collaborare anche se appartenenti a religioni e ideologie diverse.

Papa Francesco è andato in questi anni molto più in là, in un mondo che è totalmente mutato, ma in cui i problemi dello sfruttamento, dell’oppressione politica e sociale, dell’integralismo religioso, della violenza e della guerra, non sono affatto scomparsi. Il suo magistero, che ha preso le mosse dall’humus giovanneo, è la personificazione di ciò che il Pci togliattiano codificò nelle Tesi del suo X Congresso sessant’anni fa, nel lontano 1962: "Si tratta di comprendere come la aspirazione a una società socialista non solo può farsi strada in uomini che hanno una fede religiosa, ma che tale aspirazione può trovare uno stimolo nella coscienza religiosa stessa, posta di fronte ai drammatici problemi del mondo contemporaneo".

Roberto Saviano ha definito Papa Bergoglio “l’ultimo socialista”. Forse in ordine di tempo, ma non certo nel senso del “solo rimasto”.