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Cappelletti di carne, ravioli e cannelloni ripieni di ricotta e spinaci, pappardelle, fettuccine e tonnarelli all’uovo, chicche e gnocchi di patate...

È variegata la produzione della “Pasta di Capezzaia”,
che ha un valore aggiunto: a preparare i pacchi e a controllare la filiera
sono anche Giada, Michele e Simone, tre persone con disabilità cognitiva
che hanno frequentato il laboratorio sociale della Comunità di Capodarco di Roma.
 
Dove persone disabili tra i 20 e i 50 anni imparano a manipolare e preparare la pasta.

Distribuita nei punti vendita Coop del Lazio, nei supermercati Despar ed Eurospar della regione, la pasta fresca prende il nome dal margine inutilizzato dei campi,
la parte incolta: metafora di chi può diventare risorsa
 
 

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